Requisiti linguistici per l'immigrazione: la guida completa
Requisiti linguistici per l'immigrazione: la guida completa
Amara Diallo lavora in Italia da sei anni. Ha lasciato la Guinea a ventitré anni, è arrivata a Bergamo dove un cugino l'aveva preceduta, e da allora fa l'assistente familiare per una coppia di anziani nel quartiere di Città Alta, oltre a due turni settimanali di pulizie in uno studio dentistico. Parla italiano tutti i giorni: con la signora Rosanna, che segue quasi come una figlia farebbe con la madre, con il medico di base durante le visite, con il farmacista, con i vicini di casa che la salutano sul pianerottolo. Nessuno, in sei anni, le ha mai chiesto un documento che dimostrasse quanto italiano sapesse. Lo parlava e basta, e le bastava.
A marzo, quando ha compiuto i cinque anni di residenza regolare necessari, Amara ha presentato domanda per il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, quello che in pratica sostituisce i rinnovi periodici con uno status stabile. Era convinta che fosse una formalità : aveva il contratto di lavoro in regola, il casellario giudiziale pulito, l'alloggio idoneo. Quello che non sapeva è che il rilascio di quel permesso richiede il superamento di un test di lingua italiana di livello A2, un esame vero, con tanto di prova scritta e orale, gestito attraverso il Ministero dell'Interno e organizzato in pratica dai CPIA, i Centri Provinciali per l'Istruzione degli Adulti. Amara non aveva mai sostenuto un esame di italiano in vita sua. Non uno strutturato, cronometrato, con un valutatore che assegna un punteggio.
Il problema è arrivato con un calendario che non lasciava margine. Il suo permesso di soggiorno attuale scadeva a fine giugno, e la prassi vuole che la domanda per il permesso di lungo periodo, comprensiva del test superato, sia presentata prima di quella scadenza per evitare complicazioni con lo status di soggiorno. Quando Amara ha chiamato il CPIA della sua zona per prenotare la sessione d'esame, le hanno detto che il primo posto disponibile era fra undici settimane, ben oltre la scadenza di cui aveva bisogno. Il funzionario allo sportello le ha suggerito un'alternativa: un ente certificatore riconosciuto che organizza sessioni di CILS o CELI con maggiore frequenza, ma a pagamento e in una città diversa, Milano, a un'ora di treno da Bergamo.
Amara ha dovuto prendere quattro giorni di ferie non retribuite dal lavoro di assistente familiare, cosa che ha creato tensione con la famiglia che segue, perché trovare una sostituta affidabile in così poco tempo non è semplice quando si tratta di accudire due persone anziane con esigenze quotidiane specifiche. Ha frequentato un corso intensivo di preparazione di due settimane, la sera dopo i turni, per abituarsi al formato di un esame CILS A2: comprensione scritta, comprensione orale, produzione scritta, produzione orale con un esaminatore che pone domande su un argomento assegnato. Ha pagato 165 euro per l'iscrizione alla sessione privata a Milano, una cifra che per lei, con uno stipendio da collaboratrice domestica, ha significato rinunciare al mese di risparmio che stava accantonando per mandare soldi a casa. Ha superato l'esame al primo tentativo, per fortuna, e ha ottenuto il certificato in tempo per completare la pratica prima della scadenza del vecchio permesso, ma per settimane ha vissuto con l'ansia concreta di restare senza un titolo di soggiorno valido per un tecnicismo burocratico che non aveva previsto.
La storia di Amara si ripete ogni anno, con varianti diverse, in decine di migliaia di famiglie che si spostano da un paese all'altro per lavoro, per amore, per studio, o per costruirsi una vita nuova. Scoprono, spesso troppo tardi, che un certificato linguistico è la condizione che decide se un visto, un permesso o una cittadinanza vengono concessi. Questa guida spiega esattamente cosa chiedono le principali destinazioni per l'immigrazione, quali esami contano davvero, e come evitare di ritrovarsi nella stessa corsa contro il tempo di Amara.
Perché gli stati chiedono un certificato linguistico
Sembra ingiusto, a volte persino offensivo, sentirsi dire che anni di lavoro onesto, una relazione stabile o competenze professionali solide non bastano, e che serve anche un pezzo di carta che dimostri di saper compilare un modulo o descrivere la propria giornata in una lingua che magari già si parla discretamente. Ma dietro questa richiesta ci sono ragioni concrete, non solo burocrazia fine a se stessa.
Prima di tutto, i governi che impongono soglie linguistiche stanno cercando di prevedere gli esiti dell'integrazione. Studi condotti in Germania, Canada e nei paesi scandinavi mostrano una correlazione chiara tra il livello linguistico all'arrivo e la velocità con cui una persona trova un lavoro stabile, evita l'isolamento sociale, e riduce il proprio bisogno di sostegno pubblico. Una soglia minima di lingua è un modo grezzo, ma misurabile, per stimare in anticipo quel percorso.
C'è poi un aspetto pratico e amministrativo. I paesi che gestiscono sistemi di accoglienza estesi, interpreti gratuiti nelle visite mediche, sportelli scolastici dedicati, mediatori negli uffici pubblici, spendono risorse reali per aiutare chi arriva a orientarsi nella vita quotidiana. Richiedere una base linguistica prima di concedere uno status permanente riduce il carico di traduzione che grava sui servizi pubblici nel lungo periodo.
Infine, in modo più diretto, gli esami di lingua funzionano come filtro contro le frodi, in particolare nei casi di ricongiungimento familiare. Le autorità dell'immigrazione hanno visto abbastanza matrimoni di comodo e relazioni inventate da considerare una lingua condivisa e funzionale tra i coniugi come un segnale, per quanto imperfetto, di una relazione autentica. Non è un sistema perfetto: capita che coppie vere, con un divario linguistico iniziale del tutto naturale, vengano trattate con lo stesso sospetto riservato a chi non ha alcun legame reale.
Capire il perché non rende la burocrazia meno fastidiosa, ma spiega perché quasi ogni paese con un sistema di immigrazione funzionante ha una versione di questa regola, e perché le eccezioni sono rare e specifiche, non generali.
Germania: A1 per il ricongiungimento, B1 per l'insediamento, B2 per le professioni
La Germania gestisce uno dei sistemi più strutturati, e più fraintesi, d'Europa in materia di requisiti linguistici.
Per il visto di ricongiungimento familiare (Ehegattennachzug, il coniuge che raggiunge un partner già stabilito in Germania), la persona straniera deve generalmente dimostrare il livello A1 di tedesco prima che il visto venga rilasciato, tramite un certificato Goethe-Institut "Start Deutsch 1", un certificato telc Deutsch A1, o un equivalente riconosciuto dalla rappresentanza diplomatica tedesca competente. La prova copre ascolto, lettura, scrittura e produzione orale, non solo il riconoscimento passivo di vocabolario. Esistono eccezioni: i cittadini di Stati Uniti, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Israele, Giappone, Corea del Sud e alcuni altri paesi possono in certi casi evitare la procedura del visto pre-partenza, e i coniugi di specialisti altamente qualificati, titolari di Carta Blu UE o ricercatori possono talvolta essere esonerati dalla prova. Per la maggior parte delle nazionalità , però, l'A1 prima della partenza resta la regola, non l'eccezione.
Per il permesso di soggiorno permanente (Niederlassungserlaubnis), la soglia sale al B1 di tedesco. La maggior parte delle persone lo dimostra completando un corso di integrazione (Integrationskurs) e superando il "Deutsch-Test für Zuwanderer" (DTZ) alla fine del percorso, anche se un Goethe-Zertifikat B1 o un telc Deutsch B1 soddisfano ugualmente il requisito. Il B1 è anche il livello richiesto per la cittadinanza tedesca (Einbürgerung), insieme a un test separato di conoscenze civiche su storia, diritto e società tedesca.
Per le professioni regolamentate, la soglia sale ancora, spesso fino al B2. I medici che chiedono il riconoscimento della propria laurea straniera in Germania devono di norma dimostrare un B2 di tedesco generale più un esame separato di tedesco medico (Fachsprachprüfung), perché gli organi di vigilanza sanitaria non concedono la licenza a un medico che non può comunicare in modo affidabile con pazienti e colleghi. Infermieri, ingegneri e altre professioni regolamentate hanno le proprie soglie, fissate generalmente dall'ordine professionale competente più che dall'ufficio immigrazione.
La trappola pratica del sistema tedesco è trattare l'A1 come una soglia banale. È davvero il certificato più semplice di questa lista, ma richiede comunque un esame proctorato che valuta scrittura e produzione orale, non solo il riconoscimento di parole su una scheda.
Regno Unito: IELTS Life Skills per la vita quotidiana, IELTS Academic per lo studio
Il Regno Unito divide i propri requisiti d'inglese per categoria di visto, e confondere i due sistemi è la causa più comune di errori.
Per i visti familiari (un coniuge o partner che raggiunge una persona stabilita nel Regno Unito), l'Home Office richiede un Secure English Language Test approvato, di solito l'IELTS Life Skills, a livello A1 per la domanda di visto iniziale. Se la relazione prosegue e la persona chiede un rinnovo, i livelli richiesti salgono nelle fasi successive, e quando si arriva alla domanda di soggiorno permanente (indefinite leave to remain), è generalmente richiesto il livello B1 (tramite IELTS Life Skills B1 o un altro test approvato), oltre al superamento del test separato "Life in the UK", che verifica conoscenze su storia, istituzioni e vita quotidiana britannica. L'IELTS Life Skills è volutamente più ristretto dell'IELTS accademico: valuta solo ascolto e produzione orale, partendo dal presupposto che chi si stabilisce nel Regno Unito debba saper conversare e gestire la vita di tutti i giorni, non necessariamente scrivere saggi accademici.
Per i visti per studenti, il requisito cambia completamente natura. Sono le università a fissare la propria soglia, ma la maggior parte dei corsi di laurea triennale chiede l'equivalente di un IELTS Academic tra 6.0 e 6.5, mentre i corsi post-laurea più competitivi chiedono spesso 7.0 o superiore. Il visto in sé non porta un punteggio linguistico fisso: l'università rilascia la Confirmation of Acceptance for Studies (CAS) solo dopo che il candidato ha raggiunto la soglia linguistica richiesta, e il visto viene costruito attorno a quella CAS. Contano solo i test esplicitamente approvati dalla UK Visas and Immigration (UKVI) come Secure English Language Test, quindi conviene sempre verificare che l'ente scelto e la versione dell'esame siano effettivamente sulla lista aggiornata prima di prenotare.
Per i visti Skilled Worker, i candidati devono generalmente dimostrare un livello B1 di inglese generale, a meno che non siano esonerati perché possiedono una laurea impartita in inglese o provengono da un paese a maggioranza anglofona.
Canada: IELTS o CELPIP per l'Express Entry, convertiti in CLB
Il sistema canadese usa un proprio metro interno, il Canadian Language Benchmark (CLB), e ogni punteggio d'esame accettato viene convertito in un equivalente CLB prima di contare davvero in una domanda.
Per l'Express Entry, il sistema a punti che copre il Federal Skilled Worker Program, la Canadian Experience Class e il Federal Skilled Trades Program, i candidati sostengono l'IELTS General Training oppure il CELPIP General, e i risultati vengono convertiti in livelli CLB su lettura, scrittura, ascolto e produzione orale. Il Federal Skilled Worker Program richiede un minimo di CLB 7 su tutte e quattro le abilità , che corrisponde grosso modo a una banda IELTS di 6.0 in ciascuna sezione. Il Federal Skilled Trades Program ha una soglia leggermente più bassa: CLB 5 per ascolto e produzione orale, CLB 4 per lettura e scrittura. Ma "minimo" è una parola fuorviante in questo contesto, perché l'Express Entry è un sistema competitivo, e i punti del Comprehensive Ranking System (CRS) salgono in modo netto con punteggi CLB più alti. Un candidato con CLB 9 o superiore su tutte e quattro le abilità ottiene molti più punti di uno che si ferma appena al CLB 7, e questa differenza decide spesso chi riceve l'invito a presentare domanda di residenza permanente e chi deve aspettare un altro turno.
Il Canada accetta anche il TEF Canada o il TCF Canada per la lingua francese, e chi parla francese, anche al di fuori del Québec, può ottenere punti CRS aggiuntivi grazie a buone competenze francesi anche quando la domanda si basa principalmente sull'inglese, dato che il Canada premia attivamente il bilinguismo attraverso il proprio sistema a punti.
Per la cittadinanza canadese, gli adulti tra i 18 e i 54 anni devono dimostrare una conoscenza adeguata dell'inglese o del francese, generalmente fissata al CLB 4, presentando i risultati di un test approvato, prove di aver completato studi secondari o post-secondari in inglese o francese, oppure il superamento di determinati programmi linguistici riconosciuti dal governo.
Stati Uniti: nessun requisito diretto per il visto studentesco, inglese obbligatorio per la cittadinanza
Gli Stati Uniti seguono un approccio piuttosto diverso: non esiste un requisito linguistico incorporato direttamente nella maggior parte delle categorie di visto, ma esiste nei sistemi da cui quei visti dipendono.
Il visto per studenti (F-1) non ha alcun requisito linguistico scritto nella normativa sull'immigrazione in sé. Il requisito lo fissa l'università . Uno studente non può ottenere il modulo I-20 necessario per richiedere il visto F-1 finché non è stato ammesso, e la maggior parte delle università non ammette uno studente internazionale senza una prova di conoscenza dell'inglese, tipicamente TOEFL iBT, IELTS Academic, Duolingo English Test o un esame equivalente accettato, con punteggi richiesti che variano in base al programma e alla sua competitività . Un'università statale di media selettività può accettare un punteggio TOEFL iBT tra i 70 e gli 80 punti, mentre un programma di laurea magistrale competitivo può chiedere 100 punti o più.
La naturalizzazione (diventare cittadino statunitense) è il momento in cui il requisito d'inglese diventa esplicito e inevitabile. Chi fa domanda deve dimostrare la capacità di leggere, scrivere, parlare e comprendere un inglese di base durante il colloquio di naturalizzazione, valutato attraverso semplici esercizi di lettura e scrittura e una conversazione generale con un funzionario USCIS. Esistono esenzioni ben definite, note come regola "50/20" e regola "55/15": chi ha 50 anni o più e possiede la green card da almeno 20 anni, oppure ha 55 anni o più e possiede la green card da almeno 15 anni, può sostenere il test di educazione civica nella propria lingua madre, con l'aiuto di un interprete, saltando il requisito d'inglese. Una disposizione separata, la regola "65/20", semplifica ulteriormente il test di educazione civica per chi ha 65 anni o più e 20 anni di residenza permanente.
Francia: A2 per i permessi pluriennali, B1 per la carta di residente, B2 per la cittadinanza
La Francia ha inasprito in modo significativo i propri requisiti linguistici con la legge sull'immigrazione di gennaio 2024, e chi cerca informazioni sulla Francia basandosi su articoli più vecchi rischia di lavorare con numeri superati.
Secondo il quadro attuale, chi richiede una carta di soggiorno pluriennale (carte de séjour pluriannuelle) deve generalmente dimostrare un livello A2 di francese, un requisito che prima della riforma del 2024 semplicemente non esisteva in questa forma. Per la carte de résident, la carta di residente decennale che rappresenta uno status di insediamento stabile, il requisito è il B1 di francese. Per la naturalizzazione (cittadinanza francese), la soglia è stata alzata dal B1 al B2, un salto significativo che riflette una spinta più ampia verso un'integrazione linguistica più solida prima della concessione della cittadinanza.
Le prove accettate includono il DELF (Diplôme d'études en langue française), un certificato in stile diploma che, una volta ottenuto, non scade mai, oppure il TCF (Test de connaissance du français) e il TEF (Test d'évaluation de français), che riportano un punteggio valido per un periodo limitato, generalmente due anni, e sono spesso più rapidi da prenotare e da ricevere rispetto alle sessioni DELF, motivo per cui molti candidati con una scadenza stretta scelgono il TCF o il TEF anche quando il DELF sarebbe altrimenti la loro prima scelta.
Spagna: DELE A2 per la cittadinanza, non per il soggiorno ordinario
Le regole spagnole vengono spesso fraintese, e vale la pena chiarirle subito: la maggior parte dei permessi di soggiorno in Spagna non richiede alcun esame di lingua. Un visto per residenti non lucrativi, un permesso di lavoro o una residenza di lungo periodo non chiedono generalmente una prova di spagnolo.
Il requisito linguistico entra in gioco specificamente alla fase della cittadinanza. Chi fa domanda per la nazionalità spagnola per residenza deve superare l'esame DELE A2 (Diploma de Español como Lengua Extranjera), gestito sotto l'autorità dell'Instituto Cervantes, insieme al separato esame CCSE (Conocimientos Constitucionales y Socioculturales de España), che verifica conoscenze su governo, cultura e società spagnola, non la lingua in sé. I cittadini dei paesi ibero-americani, di Andorra, delle Filippine, della Guinea Equatoriale, e gli ebrei sefarditi che fanno domanda in base a specifiche disposizioni storiche, sono generalmente esonerati dal requisito DELE, dato che lo spagnolo è presunto essere la loro lingua madre o effettivamente equivalente, anche se devono comunque superare il CCSE.
Poiché l'A2 è una soglia genuinamente bassa, e poiché il requisito compare solo alla cittadinanza e non a ogni fase del soggiorno, molti residenti stranieri di lungo corso in Spagna vivono anni comodamente nella quotidianità senza mai dover dimostrare formalmente il proprio livello di spagnolo, fino al giorno in cui decidono di fare domanda per il passaporto.
Italia: A2 per il soggiorno di lungo periodo, B1 per la cittadinanza
Il sistema italiano, quello che ha colto impreparata Amara, impone requisiti in due momenti distinti, ed è fondamentale non confondere il livello richiesto per un documento con quello richiesto per l'altro.
Per il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, il permesso di lunga durata disponibile dopo cinque anni di soggiorno regolare, chi fa domanda deve superare un test di lingua italiana di livello A2, amministrato attraverso il test ufficiale del Ministero dell'Interno, spesso coordinato tramite un CPIA locale (Centro Provinciale per l'Istruzione degli Adulti), oppure accettato tramite un certificato riconosciuto come il CILS (Certificazione di Italiano come Lingua Straniera) o il CELI (Certificato di Conoscenza della Lingua Italiana) a livello A2.
Per la cittadinanza italiana per naturalizzazione, il requisito sale al B1 di italiano, una regola introdotta da una legge del 2018 che ha reso obbligatorio, per ogni domanda di cittadinanza, un certificato linguistico riconosciuto: CILS, CELI, PLIDA o equivalente. Prima di quella legge, la valutazione della lingua durante il colloquio di cittadinanza era più informale e non sempre certificata in anticipo.
L'implicazione pratica, quella che riguarda direttamente persone come Amara, è che il CILS o il CELI ad A2 possono bastare per ottenere un comodo status di lungo periodo, ma chi pianifica di fare domanda per il passaporto italiano un giorno dovrebbe mettere in conto di dover raggiungere il B1, perché quel certificato non arriva automaticamente solo perché anni prima si era superato l'A2. Sono due esami separati, con due scadenze separate, e nessuno dei due sostituisce l'altro.
Come scegliere l'esame giusto per la propria destinazione
Con così tanti sistemi che si sovrappongono, nomi di esami diversi e livelli del Quadro Comune Europeo che si intrecciano, scegliere il test giusto si riduce a quattro domande, in questo ordine.
Prima domanda: cosa dice davvero la pagina ufficiale dell'autorità per l'immigrazione competente, non un forum, non l'esperienza di un amico, non una guida generica sul trasferirsi all'estero, questa compresa, usata come sostituto della fonte primaria. Le regole cambiano, la riforma francese del 2024 lo dimostra chiaramente, e l'unica risposta affidabile è l'elenco attuale e pubblicato dei test accettati per la propria categoria di visto e il proprio paese specifico.
Seconda domanda: quali test sono esplicitamente accettati per quella specifica procedura. Non ogni esame di lingua riconosciuto vale per ogni scopo. Un IELTS Academic non aiuterà un candidato al visto familiare britannico che ha bisogno dell'IELTS Life Skills. Un certificato CILS ad A2 dimostra competenza in italiano, ma va verificato che sia esplicitamente accettato dal Ministero dell'Interno per la procedura specifica che si sta affrontando, invece di dare per scontato che ogni certificato valga per ogni pratica.
Terza domanda: qual è la finestra di validità del certificato. Gli esami in stile diploma come DELF, DALF, Goethe-Zertifikat e CILS certificano un livello in modo permanente, una volta superati. Gli esami basati su punteggio come IELTS, TOEFL, TCF e TEF hanno invece tipicamente una validità di due anni dalla data del test, dopo la quale l'autorità competente non accetta più il risultato, indipendentemente da quanto fluente resti effettivamente il candidato.
Quarta domanda: prenotare attraverso un centro d'esame ufficialmente riconosciuto, e verificare i tempi di iscrizione e pubblicazione dei risultati rispetto alla propria scadenza di visto o pratica prima di pagare, dato che alcuni esami vengono organizzati solo poche volte l'anno in certe città , come ha scoperto Amara con il suo CPIA, e i risultati possono richiedere diverse settimane per arrivare.
Tempi di preparazione realistici in base al livello di partenza
I tempi realistici contano più di quelli motivazionali, e dipendono molto da dove si parte e da quante ore alla settimana ci si può davvero dedicare allo studio.
Partire da zero e arrivare all'A1 richiede tipicamente due o tre mesi di studio costante, all'incirca 60-100 ore di lezione guidata, per chi studia più volte alla settimana. È il salto più rapido sulla scala del Quadro Comune Europeo, perché l'A1 chiede molto poco: saluti di base, frasi semplici al presente, numeri, la capacità di compilare un modulo breve.
Passare dall'A1 all'A2 richiede altri due o tre mesi, anche se il materiale diventa sensibilmente più denso: forme al passato, più vocabolario per situazioni quotidiane, la capacità di gestire scambi brevi e prevedibili invece di frasi mandate a memoria.
Il salto dall'A2 al B1 è dove la maggior parte di chi studia sente davvero l'attrito, e richiede realisticamente tre o quattro mesi, perché il B1 chiede conversazioni sostenute, la capacità di esprimere opinioni, di capire il senso generale di una conversazione o di un testo breve senza bisogno che ogni parola venga spiegata. È esattamente il livello che decide l'insediamento in Germania, la carta di residente in Francia, e la cittadinanza italiana, quindi merita la preparazione più attenta di tutta questa lista.
Passare dal B1 al B2, necessario per le abilitazioni professionali in Germania, lo studio accademico nel Regno Unito, e la cittadinanza francese, richiede generalmente quattro o sei mesi, perché il B2 chiede sfumature, la capacità di sostenere un'argomentazione, e disinvoltura con temi astratti più che situazioni quotidiane concrete.
Chi parte completamente da zero e punta alla soglia B1 che sblocca l'insediamento in Germania, una carta di soggiorno in Francia, o una comoda domanda di soggiorno permanente nel Regno Unito dovrebbe mettere in conto realisticamente otto-dodici mesi di studio costante, non i tre mesi che a volte un piano di trasferimento ottimistico presume. Inserire questo tempo nel piano di trasferimento o nella domanda fin dal primo giorno, invece di trattare l'esame di lingua come una formalità dell'ultimo momento, è la lezione più grande che si può trarre da storie come quella di Amara.
Come ProLang aiuta nella preparazione linguistica per l'immigrazione
Ogni esame descritto in questa guida, Goethe e telc per il tedesco, IELTS e CELPIP per i paesi anglofoni, DELF e TCF per il francese, DELE per lo spagnolo, CILS e CELI per l'italiano, ha un proprio formato, le proprie particolarità di punteggio, e i propri errori tipici in cui cadono i candidati impreparati.
ProLang costruisce corsi specifici per l'immigrazione attorno all'esame effettivamente richiesto dal paese di destinazione, non una generica lezione di conversazione che per caso si svolge nella lingua giusta. Questo significa esercitarsi sui tipi di prova specifici usati da ciascun esame, compilazione di moduli e simulazioni di ruolo per un Goethe A1 o un IELTS Life Skills, saggi strutturati per un DELF B1 o un TCF, scenari lavorativi e di vita comunitaria per il CELPIP, e per chi si prepara al CILS o al CELI in Italia, prove orali con un interlocutore che pone domande su documenti, appuntamenti e situazioni quotidiane esattamente come farebbe un esaminatore vero. Le simulazioni d'esame cronometrate riproducono le condizioni reali del test, e gli insegnanti conoscono bene la differenza tra la scioltezza conversazionale maturata vivendo in un paese, come quella di Amara dopo sei anni a Bergamo, e la competenza specifica e ristretta che un esame certificato misura davvero.
Poiché una scadenza di permesso o di visto raramente coincide con il calendario di un corso tradizionale, le lezioni ProLang seguono un orario online flessibile costruito attorno alla scadenza reale di chi studia, che si tratti di poche settimane intensive prima di una data d'esame già fissata o di un percorso costante di otto mesi verso un certificato B1 o B2 per la cittadinanza. Se ci si trova davanti a un appuntamento per il ricongiungimento familiare, una domanda di soggiorno di lungo periodo, o un colloquio di cittadinanza, e non si è sicuri che il proprio livello attuale corrisponda a quanto il certificato richiesto effettivamente chiede, una lezione di prova è il modo più rapido per capire esattamente a che punto si è e quanto tempo serve davvero prima di prenotare quella sessione d'esame, così il proprio trasferimento non si trasforma in un'altra storia come quella di Amara.